Una condivisione
             che diviene cultura

Testimonianze

Da qualche anno faccio caritativa nella casa di via Cefalonia e mi sono accorta, vivendo questa esperienza, che non puoi restare come eri prima: impari a fare gesti che prima non immaginavi di essere capace di fare e a condividerli con i tuoi amici; è un aiuto ad avere un giudizio diverso davanti alla circostanza. Davanti a un grazie dell'ospite, naturalmente ti senti gratificata e diventa facile così sentirti a posto. Allora ecco che accade l'imprevisto, l'ospite maldestro che rompe qualcosa in casa oppure è molto esigente, ti provoca: lì comprendi che quella circostanza è quella che davvero ti fa crescere, perchè ti costringe ad attraversare il limite e ad arrivare al suo bisogno: essere accolto così com'è.

Davanti all'ospite esigente sei testimone (nonostante l'inadeguatezza e il tuo limite) di come puoi accogliere perchè accolta; scopri che anche l'ospite accoglie te e l'altro ospite.  Anche tra noi volontari nasce una stima reciproca, un intreccio di relazioni che ti rendono una persona libera.  A partire da questa fedeltà alla caritativa, dopo anni, ho iniziato da poco a condividere con mio marito un'esperienza di comunità cristiana più totale, non solo per seguire i miei amici, ma anche come reale esigenza del mio cuore.

 

 

 

 

 

Domenica 10 gennaio, abbiamo celebrato una messa in casa Martin a Verona con volontari,familiari, amici e invitando anche gli ospiti presenti nella casa. Una nostra ospite e suo marito, che è molto ammalato, si sono uniti a noi nella messa, celebrata dal nostro amico Don Gaetano, comunicandosi e pregando con noi. Alla fine ci hanno ringraziato tanto, commossi per la possibilità che gli avevamo dato di partecipare ma soprattutto di ricevere l'eucarestia. Questo gesto, ci ha fatto fare esperienza del fatto che, portare Gesù ai nostri ospiti e ammalati è il compito più importante a cui siamo chiamati, tutto il resto accade per Grazia. E la Grazia cambia il cuore dell'uomo.

 

 

 

 

 

 NON CREDEVAMO CHE AL GIORNO D'OGGI QUESTE COSE FOSSERO ANCORA POSSIBILI

Con nel cuore questa frase, che qualcuno aveva scritto a Rino papà di Cilla dopo aver incontrato l'esperienza dell'Associazione, domenica 18 dicembre scorso, con molti amici dell'Associazione Cilla di Verona e con molti altri venuti dalle altre realtà nazionali, abbiamo organizzato una giornata di convivenza, per ricordare i quarant'anni della salita al cielo di CILLA.

Non una commemorazione, ma abbiamo desiderato di stare insieme, riascoltando frasi del diario di Cilla e da incontri pubblici di Rino suo padre con canti e altre testimonianze di persone incontrate in questi ultimi tempi.Testimonianze che confermano la freschezza dell'origine dell'opera che mette sempre al primo posto la persona rigenerata dentro la condivisione e l'amicizia.

Una festa di famiglie, seguita dal pranzo insieme, semplice, ma curato in ogni particolare, perché da sempre essere presenti nell'opera come responsabilità o come semplice gesto di caritativa coinvolge anche le famiglie di noi volontari, in quanto la condivisione e l'accoglienza si dilata e arriva nel nostro quotidiano.

Con occhi pieni di stupore abbiamo guardato a Cilla e Rino grati per la storia che da loro è iniziata e ha generato un popolo che nasce dall'esperienza della fede e ci educa attraverso l'amicizia alla carità, così tutto diventa segno del mistero buono che fa tutte le cose, tutti i fatti che accadono e ogni persona che si incontra diventa il luogo privilegiato da amara.

Quando il bene è fatto con la coscienza che è Cristo che opera, cambia sempre in meglio le persone, la carità vissuta così è il nostro contributo per sostenere la persona che è il vero e unico bene per il presente e il futuro del nostro paese.

Mariella